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27.04.2017 -

Si è conclusa la cerimonia finale del percorso formativo su supporto psicosociale e salute mentale finanziato dall’Unione Europea e rivolto allo staff di UNRWA. Oltre ai partecipanti ai training, alla cerimonia erano presenti Jose Luis Vinuesa, Primo Consigliere della Delegazione dell’UE e Claudio Cordone, Direttore di UNRWA in Libano. Le sessioni di training sono state possibili grazie al progetto Spring Fund finanziato dall’UE con una donazione di quasi 6 milioni di euro. Cardone ha detto: “Durante la mia recente visita a Ein El Hilweh ho visto con i miei occhi l’impatto delle recenti violenze, ho ascoltato i rifugiati raccontare degli effetti delle violenze sulla vita delle persone, specialmente sui bambini”. Il Direttore di UNRWA in Libano ha poi aggiunto: “Come UNRWA ci impegniamo a continuare a svolgere il nostro mandato e, con l’aiuto dei nostri partner e donatori, continuiamo a fornire servizi essenziali ai rifugiati palestinesi”. Cardone ha poi concluso affermando: “Oggi celebriamo una solida partnership tra organizzazioni che hanno il comune interesse di sostenere i rifugiati palestinesi in Libano che necessitano di particolare supporto. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati a tal fine e spero che nel prossimo futuro si possano realizzare ulteriori collaborazioni del genere.” Durante l’evento Vinuesa ha affermato: “Grazie al training, lo staff di UNRWA possiede adesso nuove importanti competenze nell’ambito del supporto psicosociale e della salute mentale.” Poi, rivolgendosi ai partecipanti, ha detto: “Questa cerimonia è in primo luogo rivolta a tutti voi e al vostro impegno nel garantire supporto psicosociale e relativo alla salute mentale a favore dei rifugiati palestinesi, lavorando in un contesto difficile e caratterizzato da continue sfide.” Nel corso della cerimonia i rappresentanti di UNRWA e dell’Unione Europea hanno riconosciuto l’importanza del lavoro svolto da Nibal Sayyad, Maureen Mahfouz e Ghassan Assaf, i quali hanno guidato lo sviluppo dell’approccio dell’Agenzia e sono stati loro stessi i formatori di questo training. A loro è andato il ringraziamento per il loro sostegno e la cura dimostrati durante il percorso formativo. È stato inoltre ricordato l’impegno del funzionario del Ministero della Salute Libanese Rabieh Chammay a favore del supporto psicosociale e relativo alla salute mentale dei rifugiati palestinesi nel paese. La cerimonia si è infine conclusa con la distribuzione dei certificati a molti dei partecipanti al training. Le sessioni formative, che hanno visto la partecipazione di membri dello staff di UNRWA proveniente da diversi dipartimenti dell’Agenzia, sono state caratterizzate da un approccio olistico e multidisciplinare al fine di garantire una migliore tutela dei bisogni della comunità locale con particolare riguardo ai servizi di salute mentale e al supporto psicosociale. È inoltre stata una buona opportunità per affrontare le sfide esistenti nel settore e discutere della necessità di sensibilizzazione a fronte degli ostacoli e degli stigmi presenti nel tessuto sociale. Secondo una ricerca condotta nel 2015 dall’American University di Beirut sullo status socioeconomico dei rifugiati palestinesi in Libano risulta che oltre metà dei rifugiati palestinesi in Libano ed oltre l’85% di coloro che provengono dalla Siria soffrono di ansia dovuta dalla preoccupazione per le loro famiglie e per la loro stessa sicurezza, avendo perso completamente ogni fonte di reddito. In cooperazione con i suoi partner, UNRWA lavora per far fronte a queste problematiche e offrire il necessario supporto ai bisognosi, come parte del suo impegno a favorire il benessere dei rifugiati palestinesi.

18.04.2017 -

Dal 10 al 12 aprile si è tenuta una conferenza organizzata da UNRWA e dalla Fondazione Mondiale per il Diabete a cui hanno partecipato esperti sanitari provenienti da diversi settori. All’evento, svoltosi sul Mar Morto in Giordania, è stata trattata un’importante questione, ossia come poter migliorare la qualità dei servizi sanitari a favore della popolazione rifugiata che soffre di diabete e sono state discusse le migliori pratiche di prevenzione e di trattamento utilizzate a livello internazionale. La “conferenza internazionale sui rifugiati e sul diabete” si è svolta con il patrocinio della Principessa Muna al-Hussein e ha visto la partecipazione di rappresentanti delle organizzazioni delle Nazioni Unite, dei Ministri della Salute della Giordania, del Libano e della Palestina. Hanno inoltre partecipato organizzazioni bilaterali, organizzazioni della società civile, del mondo accademico e del settore privato. La conferenza si è focalizzata sulla condizione dei rifugiati del Medio Oriente e del Nord Africa, ma è stato dato spazio anche alla situazione di altre regioni come l’Africa dell’Ovest. Diabete e Rifugiati Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 422 milioni di persone al mondo soffrono di diabete e circa l’80% di loro vive in paesi in via di sviluppo. Se questo andamento continuasse entro il 2030 il diabete diventerà la settima causa di morte. La prevenzione e la cura del diabete in contesti caratterizzati da poche risorse affrontano molte sfide, come la mancanza di conoscenza della malattia e dunque della sua possibile prevenzione, le limitate possibilità di accesso a cure mediche opportune e gli ostacoli ad una vita salutare. Anche altri fattori contribuiscono alla diffusione della malattia, ad esempio la salute materna che quando non garantita aumenta il rischio di diabete sia per la madre che per i figli, creando un circolo vizioso di vulnerabilità ed esponendo le future generazioni alla malattia. Queste sfide sono significativamente maggiori per i rifugiati, molti dei quali vivono in situazioni in cui l’accesso al cibo è spesso limitato e i medicinali e i trattamenti per la prevenzione e la cura del diabete sono carenti. “Al momento ci sono circa 21.3 milioni rifugiati al mondo. Serve un impegno condiviso da parte di tutti gli stakeholder che riesca a far fronte alla sempre maggiore minaccia che il diabete pone a questa popolazione vulnerabile”, ha affermato Akihiro Seita, Direttore del Programma Sanitario di UNRWA. “Il diabete ha forti ripercussioni sulla vita delle persone rifugiate, delle loro famiglie, sullo staff e sul sistema sanitario. Gli andamenti demografici della popolazione palestinese mostrano l’ampiezza del problema. Nel 1992 UNRWA curava circa 14.500 persone malate di diabete. Oggi ne cura più di 150.000 e l’incremento annuo dei casi è del 4-5%. Ma alcune strade possono essere intraprese per migliorare l’assistenza ai nostri beneficiari: lavorare con i nostri colleghi nella regione e nel mondo ci può aiutare a migliorare la salute dei rifugiati che soffrono di diabete.” La Conferenza ha offerto ai partecipanti l’opportunità di condividere esperienze e migliori pratiche sulla prevenzione e sul trattamento del diabete a beneficio della popolazione rifugiata, facilitando inoltre un meccanismo di coordinamento tra le principali organizzazioni che si occupano della cura delle malattie non trasmissibili, specialmente del diabete. Gli esperti che hanno partecipato alla conferenza lavoreranno all’identificazione degli strumenti necessari alla cura delle malattie in situazioni emergenziali, compresi i medicinali e gli strumenti medici opportuni. Al termine della conferenza verranno inoltre costituiti gruppi di lavoro a cui parteciperanno i rappresentanti delle organizzazioni sanitarie dei paesi ospitanti dei rifugiati. Questi gruppi di lavoro lavoreranno all’individuazione di azioni concordate atte a migliorare la sostenibilità della cura del diabete. “Per molti anni la Fondazione Mondiale per il Diabete si è occupata dei rifugiati malati di diabete. Essere rifugiati e soffrire di diabete comporta effetti disastrosi sulla qualità della vita”, ha affermato Anders Dejgaard, Amministratore Delegato della Fondazione. “Riteniamo che lo scambio di esperienze sia fondamentale per stabilire un piano operativo efficacie. Questa crescente minaccia che colpisce milioni di rifugiati al mondo richiede un approccio multisettoriale.” La conferenza porterà all’identificazione di un Piano d’Azione che racchiuda soluzioni pratiche atte a coordinare terapie a favore dei rifugiati che soffrono di diabete. Successivamente verrà redatta una relazione delle conclusioni e degli impegni che verrà pubblicata sui Siti web dei vari stakeholder, su social media e altri canali comunicativi. Sulla Fondazione Mondiale per il Diabete La Fondazione Mondiale per il Diabete è un organizzazione dedicata alla prevenzione e al trattamento del diabete nel mondo in via di sviluppo. Lo scopo della Fondazione è quello di alleviare la sofferenza umana legata al diabete e alle sue complicanze tra chi maggiormente ne soffre. Dal 2002 la Fondazione Mondiale per il Diabete ha elargito 122 milioni di dollari nel sostegno a 486 progetti di partnership in 115 paesi, focalizzandosi su sensibilizzazione, educazione e formazione a livello locale, regionale e globale. La Fondazione lavora con UNRWA fin dal 2002, sostenendo molteplici progetti con l’obiettivo di migliorare la cura del diabete a beneficio dei rifugiati palestinesi in tutta la regione. Per maggiori informazioni visitare il sito www.worlddiabetesfoundation.org

15.04.2017 -

Per trasmettere messaggi positivi e dare colore alla vita degli studenti e dello staff educativo, durante gli scorsi sei mesi circa 190 giovani palestinesi hanno dipinto le mura interne di 70 edifici di UNRWA a Gaza tra cui scuole di nuova costruzione. “Attraverso questi disegni e i loro colori vogliamo ispirare e dare speranza a chiunque osservi i murales. Qualche volta anche le piccole cose possono fare la differenza nella vita delle persone”, ha detto Yousef Mousa, consulente della Direzione delle Operazioni UNRWA a Gaza e facilitatore del progetto. Queste attività hanno anche contribuito a mitigare la tragica situazione economica a Gaza attraverso l’offerta di impieghi a breve termine. Gli artisti che hanno partecipato al progetto sono stati infatti assunti attraverso il Programma di Creazione di posti di lavoro dell’Agenzia, che offre ai giovani impieghi lavorativi a breve termine. Molti sono stati i temi raffigurati nei disegni, dai paesaggi naturalistici ai servizi di assistenza di UNRWA come le attività di ristrutturazione dei campi, l’educazione e l’assistenza sanitaria. Asia Harb, artista ventiseienne che ha partecipato alle attività, racconta: “Ritengo che queste attività, il trasformare mura vuote in disegni colorati, siano allo stesso tempo divertenti e intelligenti. Con questi murales diamo messaggi di speranza, trasmettiamo la nostra immaginazione e creatività. Sono stata fortunata ad aver avuto accesso a queste opportunità lavorative, soprattutto alla luce della difficile situazione della Striscia di Gaza”. Queste attività seguono la seconda fase di un simile progetto promosso da UNRWA nel giugno del 2016 a cui avevano partecipato 140 artisti della Striscia di Gaza. Il progetto, attraverso la promozione dell’innovazione e dello sviluppo economico, contribuisce alla realizzazione del quarto degli obiettivi di sviluppo globale sostenibile, ossia la promozione di un’educazione di qualità, equa ed inclusiva.

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